Cosa c’è da sapere sulla pubblicità Display (display advertising)? Scopriamolo insieme in questo articolo aggiornato alle novità Google 2026.
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Cosa troverai in questo articolo:
Cos’è la display advertising (pubblicità display)
Definizione
Con il termine display advertising si indicato gli annunci grafici è la pubblicità con annunci visivi (banner, immagini, animazioni e video brevi) mostrati su siti e app a un pubblico scelto, per far conoscere un brand, farlo ricordare e recuperare chi non ha concluso un acquisto o una richiesta.
L’inserzionista non compra un singolo spazio su un singolo sito: definisce un pubblico o un contesto, imposta un budget e un’offerta, e la piattaforma pubblicitaria assegna gli spazi disponibili tramite asta.
Gli annunci display sono in genere collocati nella parte superiore o laterale delle pagine: barre laterali, intestazioni, piè di pagina o posizioni tra i contenuti. La pubblicità sui social network segue logiche simili, ma di solito si considera una categoria a sé: il paid social.
Le caratteristiche principali:
- Formato visivo degli annunci: banner, immagini, animazioni e video, pensati per attirare l’attenzione di chi sta navigando
- Posizionamento strategico degli annunci siti web, app e piattaforme di streaming che mettono a disposizione i propri spazi.
- Targeting mirato in base a dati demografici, interessi, comportamento e contesto;
- Retargeting: mostra annunci a utenti che hanno già visitato un sito web.
Dove compaiono gli annunci visivi
Quando parliamo di Display Advertising (pubblicità display) il primo pensiero va ai banner che compaiono navigando. In realtà un annuncio display di Google è composto da testo, immagini o video e può comparire nella Rete Display, su YouTube e su Gmail. Dal 2026, con il passaggio delle campagne Display a Demand Gen, queste superfici (insieme a Discover e Google Maps) si gestiscono in un’unica campagna.
Il canale principale per farsi pubblicità tramite annunci visivi è la Rete Display di Google: il network di siti web, app e altri spazi digitali che mettono a disposizione il proprio spazio per collocare gli annunci pubblicitari creati tramite Google Ads. Secondo Google comprende oltre 2 milioni di siti web, video e app e raggiunge più del 90% degli utenti internet nel mond: una delle reti pubblicitarie più grandi al mondo.

Google Ads offre la copertura più ampia ma ma esistono anche altre alternative. Microsoft Advertising (in passato Bing Ads) offre campagne visive con una copertura più limitata. La pubblicità sui social network (Meta, LinkedIn, TikTok) segue logiche simili, ma è una categoria a parte, chiamata paid social.
Per approfondire: 3 Buoni motivi per provare una Campagna Microsoft Ads
Come funziona in pratica la Display
Una campagna display su Google Ads segue sempre quattro passaggi. Prima si sceglie l’obiettivo da raggiungere (notorietà, traffico o conversioni). Poi si definisce un pubblico preciso da raggiungere con gli annunci. Si caricano quindi le immagini, logo, titoli e testi. E Infine si imposta l’offerta e si lascia che il sistema partecipi alle aste, ottimizzando in base ai risultati.
Il formato oggi più diffuso di Display advertising è l’annuncio display reattivo: tu fornisci gli elementi (immagini, logo, titoli, descrizioni) e Google li combina e li adatta automaticamente alle dimensioni degli spazi disponibili. Per questo la qualità e la varietà degli asset pesano più della cura del singolo banner.
Per approfondire: Come si crea una campagna Google Ads? Guida e Tutorial
Novità 2026: le campagne Display confluiscono in Demand Gen
Il 26 maggio 2026 Google ha annunciato una novità importante: le campagne Display “tradizionali”, stanno per sparire come opzione a sé, per confluire in Demand Gen, un altro tipo di campagna pensato per farsi scoprire da nuove persone attraverso immagini e video.
Cosa cambia in pratica
- Da giugno 2026: chi vuole può già spostare le proprie campagne Display su Demand Gen, con uno strumento dedicato.
Nel corso dell’anno: non è più possibile creare nuove campagne Display come le conosciamo oggi. - Entro il 2027: le campagne Display rimaste verranno convertite in automatico da Google, senza bisogno di fare nulla.
La buona notizia: gli spazi pubblicitari della Rete Display non spariranno. Restano disponibili, solo che ora fanno parte di una tipologia di campagna più ampia ( Deman Gen, appunto) che può mostrare gli annunci anche su YouTube (compresi gli Shorts), Discover, Gmail e Google Maps.
Cosa si porta dietro la migrazione (e cosa no)
Secondo Google:
- Restano: lo storico delle prestazioni degli ultimi 42 giorni e le liste di remarketing (i pubblici che hai già raccolto).
- Restano gli annunci con immagini adattabili automaticamente (i “responsive display”), ma da ora il logo è obbligatorio.
Si perdono i vecchi feed di dati, i filtri sui prodotti e alcune impostazioni personalizzate: prima di migrare conviene fartele riscrivere o verificare con chi gestisce le tue campagne.
📌consigli pratici.
- Prima di migrare, annota da qualche parte cosa funziona oggi: quali pubblici rendono di più e quali siti o app hai escluso perché poco pertinenti. Se hai in corso un test per misurare l’effetto reale della pubblicità, aspetta che finisca prima di migrare. E nei primi mesi dopo la migrazione, giudica i risultati della nuova campagna con parametri suoi, senza confrontarli direttamente con quelli della vecchia campagna Display: il paragone rischia di essere ingannevole.
- Dopo la migrazione, controlla che la Rete Display sia effettivamente selezionata tra i canali attivi, perché non lo è in automatico.
Cosa puoi fare con una campagna display?
Gli obiettivi
La display advertising può essere una preziosa opportunità e un ottimo modo di fare marketing digitale: sia per aumentare la visibilità del brand, sia per indirizzare traffico al tuo sito web, generare acquisti.
Dal punto di vista pratico, Una campagna di pubblicità display può raggiungere tre obiettivi: farti conoscere, tenere il tuo brand nella mente delle persone, e riportare sul sito chi lo ha già visitato senza comprare o contattarti. Qual è lo scopo giusto per te?
Le opzioni principali sono tre:
- Campagna retargeting
- Remarketing dinamico
- Brand awareness
1. Campagna retargeting
Con una campagna retargeting puoi mostrare di nuovo i tuoi annunci a chi ha già avuto un contatto con te.
Il retargeting non è, in realtà, un tipo di campagna, ma è un modo di impostare una campagna Display, scegliendo come pubblico le persone che ti conoscono già. Per farlo, prima costruisci un elenco: identifichi i visitatori del tuo sito che rispondono a un criterio preciso, per esempio chi ha visto la pagina dei tuoi servizi o chi ha messo un prodotto nel carrello senza completare l’acquisto.
È lo strumento ideale quando vuoi far tornare sul sito chi ha guardato qualcosa di specifico: puoi mostrargli un annuncio mirato al momento giusto, per accompagnarlo verso l’acquisto.
Gli elenchi di retargeting si costruiscono collegando Google Analytics 4 al tuo account Google Ads: puoi creare una segmentazione personalizzata per le tue campagne. Per costruire il tuo pubblico in modo ottimale e creare segmenti complessi è comunque necessaria una conoscenza avanzata di Google Analytics ed è indispensabile farsi aiutare da un esperto
2. Remarketing dinamico
Una possibilità che potresti considerare è quella di impostare gli annunci display per il remarketing dinamico.
Il remarketing dinamico è una variante pensata per l’eCommerce: mostra alle persone proprio il prodotto che hanno già guardato sul tuo sito, per riportarle a concludere l’acquisto.
Il layout dell’annuncio è fisso, ma i contenuti (immagine, nome, prezzo del prodotto) vengono inseriti automaticamente da Google, a partire da un feed: un elenco di tutti i tuoi prodotti o servizi, con le informazioni necessarie per creare l’annuncio.
Gli annunci dinamici sono molto usati dai siti di eCommerce, perché permettono di ri-orientare il percorso di acquisto delle persone a proprio vantaggio, tenendo conto di un prodotto o servizio già visualizzato sul tuo sito web..
Per approfondire: Remarketing dinamico: cos’ è e prezioso per il tuo eCommerce
3. Brand awareness
Le campagne Display possono essere un ottimo modo per fare brand awareness e far crescere la visibilità e dell’azienda tra le persone del pubblico target.
Qui l’obiettivo non è vendere subito: è raggiungere quante più persone rilevanti possibile, per farle interessare al tuo brand. Non serve che agiscano subito, con un acquisto o la compilazione di un modulo: quello che conta è che ti abbiano visto.
Questo tipo di campagna arriva ad un pubblico più ampio, ma va costruita con attenzione: bisogna scegliere un pubblico pertinente, esattamente come faresti per una campagna orientata alle conversioni. Richiede in genere più tempo e un budget maggiore per dare risultati, e non va valutata sulle vendite dirette: la sua efficacia si misura sulla visibilità raggiunta.
Per fare brand awarness con una campagna display gli annunci vanno pianificati attentamente e richiedono in genere una durata maggiore e molte risorse economiche per essere efficaci.
Display advertising: cos’altro c’è da considerare
Scegliere bene il pubblico non basta: anche l’annuncio deve funzionare, sia nel messaggio che nell’aspetto. Cura forma, dimensione, proporzioni, colori, immagini e animazioni della tua grafica web: sono la prima cosa che le persone notano, prima ancora di leggere il testo.
Anche la pagina di destinazione conta quanto l’annuncio. Ogni campagna dovrebbe avere una landing page dedicata, coerente con ciò che l’annuncio promette. Una landing page dedicata ad ogni campagna, personalizzata ed efficace ne aumenterà il rendimento. Google sconsiglia di far atterrare qualsiasi tipo di annuncio in home page, tranne nel caso di una campagna di Brand awareness.
Vuoi raggiungere più clienti e generare acquisti?
È la pubblicità con annunci visivi (immagini, banner, video brevi) mostrati su siti, app e altre piattaforme di terze parti.
Secondo Google comprende oltre 2 milioni di siti web, video e app e raggiunge più del 90% degli utenti internet nel mondo.
Sì, ma le campagne Display tradizionali di Google stanno migrando a Demand Gen. L'inventario resta, cambia il modo di impostare e gestire le campagne.
Search intercetta chi sta cercando qualcosa in quel momento. La display raggiunge le persone mentre navigano, quindi è più adatta a creare interesse e a fare remarketing.
Nello Spazio Economico Europeo sì: Google richiede i segnali di Consent Mode v2 per personalizzazione e liste di pubblico.
Dipende da settore, pubblico e obiettivo. Non esiste un costo standard: si parte da un budget di test e si misurano copertura, costo per conversione e valore generato.
